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ROMA ==> Municipio 19 ==> Santa Maria di Galeria

Da La Storta a Santa Maria di Galeria

Borghi campestri sopravvissuti in una realtà ancora dominata da molta campagna, piccoli boschi, e antichi siti abbandonati dall’uomo e rimodellati da piante, piogge e tempo: queste sono alcune delle bellezze della località La Storta. Diversi percorsi possono farci incontrare in breve tempo questi miracoli di campagna romana. Dalla Braccianese, bicicletta e pedalate ci portano, dopo un breve tratto di strada un po’ faticoso perché trafficata, a tagliare sulla sinistra per inoltrarci in una stradina lontano dai suoni sgradevoli della velocità. La stradina in certi punti, dove i rovi vanno alla grande, ci porta ad un lungo viale con ulivi ben tenuti che già ci fanno sentire a casa e introducono ad una dimensione agreste e silenziosa, preludio di silenzi interiori. Silenzi segnati dall’incontro della costanza del lavoro dell’uomo e dell’offerta base degli ingredienti di madre natura.
Poco dopo arriviamo nel borgo di Santa Maria di Galeria. Ogni stagione suscita sentimenti diversi nell’entrare nella piazzetta quadrangolare con fontana taciturna al centro.Ogni ora di ogni stagione pennella diversi riflessi di un unico posto negli occhi del visitatore. La stagione e l’ora tra le più propizie è sicuramente la mattina presto di primavera, magari in maggio, quando le rondini girano felici per la piazzetta. La prima piazzetta è formata da 3 filari di case a due piani, belle, con persiane e tetti di tegole, vecchie case contadine dove ti immagini gli abitanti che, per conformazione del luogo, la sera tiravano fuori i tavoli e mangiavano insieme, mentre i vecchi resi saggi, raccontavano storie ai nipotini, mentre i figli intenti all’organizzazione del lavoro assorbivano inconsciamente le storie da raccontare una volta vecchi ai figli dei loro figli. Al centro della piazza la fontana in silenzio, circondata da splendidi tigli che d’estate profumano l’ambiente di un odore che ti accompagna anno dopo anno per un breve periodo, e che poi si rendono preziosi per l’ombra che offrono quando il caldo diviene afoso e tutto tace, rondini comprese che nel frattempo chissà dove saranno andate. Dietro tutte le case campi arati e non, boschetti e collinette a perdita d’occhio come in un quadro di Brùgel. La seconda piazzetta: curata, fiori e fioriere, torretta medioevale ed orologio, campanile, piccola rampa di scale e chiesetta sono ingredienti per la poesia del luogo che spesso nella stagione primaverile si trasforma in celebrazione di unioni. La chiesetta dentro è carinissima, piccola accogliente perché con le volte basse, colonne piccole colorate a striscioni chiari e scuri come le chiese toscane. Ci sono luoghi di culto che sono templi costruiti con l’idea di segnalare la grandezza del Dio, del creato o per parlare dei sacri eventi e delle persone attraverso i quali il divino si è rivelato: volti austeri biblici, corpi che parlano di Verità, figure che richiamano forze della natura: mari in burrasca, tempeste nel deserto, fuochi che avvampano. Ma questa invece è una chiesetta di campagna che invita alla riflessione, e porta al silenzio delicato di chi osserva un volto, immagine di amore, umiltà, e sacrificio di sé.

di Andrea Papi

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