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La donna dell'Antica Roma : 33 - CONTESTATRICI E ATTIVISTE
Posted by Augenti on 2005/3/2 2:00:00 (3572 reads)

… la nostra libertà sconfitta in casa dallo strapotere della moglie, ora viene anche offesa e bistrattata qui nel foro e poiché non siamo stati capaci di affrontare (le donne) una per una, ora le dobbiamo temere tutte insieme.
Catone in Livio, XXXIV, 1


Ci sono momenti di indignazione con le divinità, che non le vogliono dare alcun segno di voler arrestare gli orrori e i lutti della guerra. Con le altre decide di abbandonarli, questi dei falsi e bugiardi. Sconvolte dalle necessità e dalla paura le donne cominciano tutte insieme a prestar fede ai numerosi profeti scesi a predicare in città. Per le nuove credenze esse trascurano i tradizionali riti devotamente celebrati per tanto tempo in casa e sulla pubblica via. Tradiscono la religione dei padri e vanno in folla al Foro e al Campidoglio a pregare e a sacrificare a divinità straniere, tanto da provocare alla fine l’intervento delle autorità. (1)
Sono ancora insieme quando vogliono protestare contro quello che ritengono un ingiusto sopruso. Giurano che puniranno gli uomini che hanno preso la decisione di togliere loro il privilegio (2) di essere trasportate dai carri in città nelle feste di gennaio dei Carmentalia. Di comune accordo attuano una crudele protesta. Si percuotono segretamente il ventre gravido per provocarsi aborti collettivi. (3)
Un’altra volta insorgono contro l’iniqua applicazione di tasse destinate a finanziare la guerra civile. (4) Si recano in massa alle abitazioni delle donne vicine ai triumviri che hanno emanato questo iniquo provvedimento fiscale. Ad esse chiedono di collaborare, esercitando tutta la loro influenza su quelli al fine di fare abrogare l’ingiusto editto. Trovano concorde la sorella di Cesare e la madre di Antonio, ma Fulvia, la moglie di quest’ultimo, le scaccia dalla sua casa. Irritate si dirigono al Foro, facendosi largo tra la folla e le guardie. Per tutte loro parla Ortensia, la figlia del famoso avvocato con una foga oratoria talmente virile, che sembra direttamente ispirata dal celebre padre. (5) “Ci avete da sempre privato del potere e ora volete tassare noi che non comandiamo nulla? Ci dite che c’è la guerra? E quando mai non c’è stata la guerra? Non potete ridurci nello stato indegno e indecoroso di chi non ha più la terra, la dote, le case. Questi sono beni senza i quali a delle donne libere non è possibile vivere. Potremmo donarvi spontaneamente dei gioielli, come hanno fatto una volta le nostre madri, (6) quando ciò serviva a difendere la patria dai barbari. Ma a voi il patrimonio di cui volete privarci serve solo a farvi guerra l’uno contro l’altro!” (7)
In un’altra occasione si mobilitano contro i tribuni che non vogliono abrogare la legge, (8) vecchia ormai di vent’anni, che vieta alle donne di possedere più di mezza oncia (9) d’oro, di indossare vesti multicolori e di andare in carrozza nell’Urbe o in altre città fino alla distanza di un miglio dal centro, se non per partecipare a cerimonie religiose.
Nessuna autorità, nessun pudore, nessun marito riesce più a tenerle in casa. Cingono d’assedio tutte le strade cittadine e bloccano le vie di accesso al Foro. Fermano gli uomini che scendono dal Campidoglio e li invitano a manifestare con loro perché venga ripristinata la libertà delle donne di disporre dei propri gioielli senza alcun limite. (10)



Fig. 63 - Facciata della Curia, sede del Senato Romano - Roma – Foro Romano. Foto Rosapepe

Cingono d’assedio tutte le strade cittadine e bloccano le vie di accesso al Foro. Fermano gli uomini che scendono dal Campidoglio e li invitano a manifestare con loro perché venga ripristinata la libertà delle donne di disporre dei propri gioielli senza alcun limite. Non temono di avvicinare pretori, magistrati e persino i consoli per presentare le loro istanze. Ecco, sta arrivando il console Catone. Vuole raggiungere l’edificio del senato, ma deve farsi largo a fatica tra quella folla di donne che gli si fanno incontro minacciose e lo rendono rubizzo dalla rabbia.

Affollano le strade, ogni giorno più numerose. Ne arrivano anche dai mercati e dalle città vicine. Non temono di avvicinare pretori, magistrati e persino i consoli per presentare le loro istanze. Ecco, sta arrivando il console Catone. Vuole raggiungere il senato, ma deve farsi largo a fatica tra quella folla di donne che gli si fanno incontro minacciose e lo fanno diventare rubizzo (11) dalla rabbia.
Tutti sanno che quella legge lui non vuole abrogarla. Non abrogherebbe mai nessuna legge lui. (12) Ora sta cercando di convincere i senatori. Va dicendo che le donne non cercano libertà, ma sfrenatezza. (13) Che se sono diventate così sfacciate è per colpa dei mariti che in casa permettono loro di tutto. Che lo strapotere delle mogli ha finito per togliere ormai ai loro mariti ogni autorità e libertà. Arriva a terrorizzare i senatori rievocando loro vicende irreali e leggendarie. (14) Profetizza che le donne non si fermeranno qui, e quando, una concessione dopo l’altra, avranno conquistato la parità con gli uomini in quel momento stesso se li saranno messi tutti sotto i piedi. (15) Tenta anche di creare discordia tra le donne. Afferma che le donne ricche protestano contro la legge perchè impedisce loro di sfoggiare le ricchezze e farsi ammirare da quelle povere. Prevede che se la legge scomparirà le donne povere per non essere disprezzate come tali finiranno col vivere al di sopra delle loro possibilità e si comporteranno senza più vergognarsi di fare cose di cui dovrebbero provare vergogna.
Per fortuna i tribuni non sono d’accordo con quel console conservatore. La legge Oppia in questione non era stata emanata per frenare per sempre il lusso delle donne, ma solo per limitare i consumi nel rigore di un tempo di guerra ormai superato. (16) Ma oggi non si può più tollerare che le donne degli alleati si mostrino eleganti di oro e di porpora e si spostino in carrozza, seguite a piedi da donne romane private per legge dei loro ornamenti. L’eleganza, i gioielli, le ricche acconciature, queste sono sempre state e saranno sempre le vere insegne delle donne. (17)
Il giorno dopo le donne si presentano sulla pubblica via ancora più numerose. Formano un corteo compatto che si dirige alla casa dei tribuni Marco e Publio Giunio Bruto, gli unici ancora restii all’abrogazione della legge. L’abitazione di costoro viene audacemente assediata dalle donne in rivolta. (18) La manifestazione di protesta femminile (19) durerà fino a quando i tribuni non ritireranno l’opposizione e la legge sarà finalmente abrogata.
Un’altra vivace protesta collettiva nasce quando corre voce che il senato stia discutendo se per lo Stato sia più utile e vantaggioso che ogni uomo abbia due mogli o che una donna abbia due mariti. Al Foro un’enorme folla di donne arriva da ogni parte della città. Piangendo si fanno dappresso ai senatori che stanno per entrare nella curia. Li pregano e li supplicano di non assegnare due mogli ad un marito, ma piuttosto due mariti ad ogni moglie. (20) Quelli restano stupiti e francamente non capiscono quella sfacciata e folle sollevazione di femmine, che interpretano, come già altra volta era successo, un evento apportatore di sventure per lo Stato. (21)
Sarà finalmente un ragazzo, Papirio, a chiarire ogni cosa, presentandosi spontaneamente nel senato. Suo padre, un senatore, l’aveva portato una volta con sè a una seduta in cui a tutti i presenti era stato richiesto di tenere segreto l’argomento trattato. In casa però la curiosità di quella femmina di sua madre vuole assolutamente sapere dal ragazzo di che cosa avevano discusso i senatori. Papirio viene messo alle strette (22) al punto tale, che, per uscirsene, è costretto a inventarsi la storiella delle due mogli e dei due mariti. La menzogna aveva poi fatto rapidamente il giro della città e quella voce aveva finito per mobilitare la scomposta rivolta delle donne.
Chiariti i fatti, i senatori plaudono al ragazzo che aveva saputo come mantenere il segreto e decidono che d’ora in poi i figli dei senatori non potranno più accompagnare il padre nel senato, eccezion fatta per il discreto Papirio. (23)


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Note
- 1 Livio, XXV, 1. Il fatto, narrato da Livio, accade durante le guerre puniche. Nel corso della manifestazione alcuni magistrati che vogliono allontanare il corteo rischiano di essere malmenati dalle femmine ribelli. Il senato deve incaricare il pretore urbano di imporre il ritiro di libri e formulari profani e il divieto di compiere sacrifici, sia domestici, che pubblici secondo riti diversi da quelli tradizionali (Livio, XXV, 1)
- 2 Questo privilegio, istituito nel 396 a.C. per ricompensare le donne della loro spontanea offerta di gioielli ad Apollo delfico a titolo di ringraziamento per la vittoria su Veio (Livio, V, 25, 9), viene soppresso in epoca imperiale
- 3 Ovidio, Fasti, I, 15, 616
- 4 La protesta, descritta da Appiano (Bell. civ., IV, 32-34), è attuata nel 42 a.C. Millequattrocento matrone erano state obbligate a denunciare il proprio patrimonio per contribuire alle spese militari dei triumviri con un’imposta straordinaria. Chiunque, libero o schiavo, avesse avuto notizia di omesse o false denunce poteva dichiararlo e ricevere ricompense. La protesta delle donne riscuote un parziale successo e il tributo viene ridotto
– 5 Val. Massimo, VIII, 3, 3; Quintiliano, Inst. orat., I, 1, 6; Livio, Periochae, 122
- 6 Le matrone offrono volontariamente alla patria i loro gioielli personali durante le guerre puniche
- 7 Appiano, Bell. civ., IV, 32-34
- 8 La lex Oppia è proclamata dai consoli dell’anno 215 a.C., mentre divampa la guerra punica
- 9 Un’oncia equivale a 27, 287 grammi (S. Balbi de Caro, La Banca a Roma, Quasar, Roma, 1989, p.71)
- 10 Livio, XXXIV, 1
- 11 Livio, ibidem, 2
– 12 Livio, ibidem, 3
- 13 “…omnium rerum libertatem , immo licentiam, si vere dicere volumus, desiderant” (di tutto vogliono libertà, anzi sregolatezza, se proprio vogliamo chiamarla col suo vero nome, Livio, ibidem, 3
– 14 M. Porcio Catone in senato ricorda la storia narrata da Erodoto delle donne dell’isola di Lemno, che uccisero tutti i loro uomini (Livio, ibidem, 2)
- 15 Livio, ibidem, 3
- 16 Livio, XXXIV, 6
– 17 Livio, ibidem, 7. Queste le argomentazioni decisive per una abrogazione della legge fornite dai tribuni della plebe Lucio Valerio e Marco Fundanio, riportate anche da D. Cassio, 9, 17; Orosio, IV, 20 e dallo storico bizantino Zonata, IX, 17
- 18 Livio, XXXIV, 8; Val. Massimo, IX, 1, 3.
- 19 Varrone (De l. lat., VII, 66) ricorda che le donne che insieme si agitano a fare suppliche, autentiche “femmine attiviste”, sono definite axitiosae da agere (fare, attivarsi)
- 20 Macrobio, I, 6, 22
- 21 Dai tempi di Numa alle donne è vietato occuparsi di affari pubblici (rientranti nei virilia officia), perciò il fatto che alcune difendano la loro causa nel foro viene ritenuto un evento talmente straordinario, da essere creduto precorritore di qualche cattivo presagio (cfr. F. Cenerini, op. cit., p.59)
- 22 “…urgente matre”, Macrobio, I, 6, 21 - 23 Ibidem, I, 6, 25. Era stato Augusto a consentire ai figli dei senatori di frequentare il senato perchè si abituassero al più presto agli affari di Stato (Svetonio, Augusto, XXXVIII).

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